Accesso civico

Il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, recante "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni", approvato dal Governo in attuazione dei principi e dei criteri di delega contenuti nell'art. 1, comma 35, della legge 6 novembre 2012, n. 190 ed entrato in vigore il 20 aprile 2013, all’art. 1, comma 1, afferma che: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche”.

In quest’ottica il decreto sopra citato prevede all’art. 5, di cui si riporta di seguito il testo, l'"accesso civico a dati e documenti", così definito ai commi 1 e 2, a seguito delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 97/2016:

Art. 5
1. L'obbligo previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione. 

2. Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis.

Il d.lgs. n. 97/2016 introduce, accanto all’accesso civico già disciplinato dal d.lgs. 33/2013, il cosiddetto “accesso generalizzato” che si traduce in un diritto di accesso non condizionato dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti ed avente ad oggetto tutti i dati, i documenti e le informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli per i quali è stabilito un obbligo di pubblicazione.
La  riforma  ha come fine il favorire  forme  diffuse  di  controllo  sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico (art. 5, comma 2), in attuazione del principio di trasparenza considerato come uno strumento di tutela dei diritti dei cittadini e di promozione della partecipazione degli interessati all’attività amministrativa. Il comma 2 dell’art. 1 del decreto legislativo sopra citato indica la trasparenza come “condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali,  integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino”,diventando, quindi, principio cardine  dell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e dei loro rapporti con i cittadini.

Il diritto di accesso civico generalizzato si configura come diritto a titolarità diffusa, potendo essere attivato “da chiunque”, non essendo pertanto sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente (comma 3); l’istanza, inoltre, “non richiede motivazione”.

L’ANAC, con deliberazione n. 1309 del 28/12/2016, ha dettato le “LINEE GUIDA RECANTI INDICAZIONI OPERATIVE AI FINI DELLA DEFINIZIONE DELLE ESCLUSIONI E DEI LIMITI ALL'ACCESSO CIVICO DI CUI ALL’ART. 5 CO. 2 DEL D.LGS. 33/2013  - Art. 5- bis, comma 6, del d.lgs. n. 33 del 14/03/2013 recante «Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.

Distinzione fra accesso generalizzato e accesso civico

L’accesso generalizzato non sostituisce l’accesso civico “semplice” già previsto dall’art. 5, comma 1 del decreto trasparenza. L’accesso civico semplice rimane circoscritto agli atti, documenti e informazioni la cui pubblicazione è obbligatoria per  legge e costituisce un rimedio alla mancata osservanza di tali obblighi, sovrapponendo al dovere di pubblicazione, il diritto del privato di accedere ai documenti, dati e informazioni interessati dall’inadempienza.
Le due tipologie di  diritto  di  accesso,  pur  accomunate dall’essere dei diritti a titolarità diffusa potendo essere attivati “da chiunque”, sono destinate a muoversi su binari differenti; infatti, l’accesso generalizzato si delinea come autonomo ed indipendente da presupposti obblighi di pubblicazione e incontra quali unici limiti, da una parte, il rispetto della tutela degli interessi pubblici e/o privati indicati all’art. 5 bis, commi 1 e 2, e dall’altra, il rispetto delle norme che prevedono specifiche esclusioni (art. 5 bis, comma 3).

Distinzione fra accesso generalizzato e accesso agli atti (accesso documentale)L. n. 241/1990

L’accesso generalizzato deve essere anche tenuto distinto dalla disciplina dell’accesso ai documenti amministrativi di cui agli artt. 22 ss della legge 7 agosto 1990, n. 241 (“accesso documentale”). La finalità dell’accesso documentale è di porre i soggetti interessati in grado di esercitare al meglio le facoltà partecipative e/o oppositive e difensive  che l'ordinamento attribuisce loro a tutela delle posizioni giuridiche qualificate di cui sono titolari. Più precisamente, dal punto di vista soggettivo, ai fini dell’istanza di accesso ex legge n. 241/1990, il richiedente deve dimostrare di essere titolare di un «interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso». Mentre la legge 241/90 esclude, inoltre, l’utilizzo del diritto di accesso ivi disciplinato al fine di sottoporre l’amministrazione a un controllo generalizzato, il diritto di accesso generalizzato, oltre che quello “semplice”, è riconosciuto proprio “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”.

Di seguito si sintetizzano le principali caratteristiche delle tre diverse tipologie di accesso.

TABELLA COMPARATIVA TIPOLOGIE DIRITTO DI ACCESSO

Tipologia di accesso Soggetti Legittimati

Oggetto

Caratteristiche
ACCESSO CIVICO cd. SEMPLICE
(art. comma 1, d.lgs 33/2013)
Chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti Documenti, informazioni o dati oggetto di pubblicazione obbligatoria

L’istanza non richiede alcuna motivazione

L’accesso è gratuita salvo il rimborso del costo effettivamente sostenuto e documentato dalla P.A.

ACCESSO CIVICO cd. GENERALIZZATO
(art. 5, comma 2, d.lgs 33/2013)
Chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti Tutti i documenti, i dati e le informazioni detenuti dal Comune, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione (salvo eccezioni assolute e limiti relativi ex art. 5 bis D.Lgs. 33/2013)

L’istanza non richiede alcuna motivazione

L’accesso è gratuito salvo il rimborso del costo effettivamente sostenuto e documentato dalla P.A.

Ove si ritenga che siano presenti interessi da tutelare, deve essere coinvolto l’eventuale controinteressato

ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI
(artt. 22 e segg. Legge 241/90)
I titolari di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento oggetto dell’accesso Documenti amministrativi. Non sono accessibili le informazioni che non abbiano la forma di documento amministrativo

L’istanza deve essere motivata

Non sono ammissibili le istanze preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato della P.A.

Ove si ritenga che siano presenti interessi da tutelare, deve essere coinvolto l’eventuale controinteressato

 

Esito

a) Accoglimento

Nel caso di accesso generalizzato

In caso di accoglimento, l’ufficio provvede a trasmettere tempestivamente al richiedente i dati o i documenti richiesti. Nel caso di accoglimento della richiesta nonostante l’opposizione del controinteressato, l’Ente ne dà comunicazione al controinteressato e provvede a trasmettere al richiedente dati e documenti richiesti non prima di 15 giorni dalla ricezione della stessa comunicazione da parte del controinteressato.

Nel caso di accesso semplice
Ai sensi dell’art. 5, comma 6 del decreto trasparenza: “nel caso in cui l'istanza riguardi dati, informazioni o documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi del presente decreto [l’Amministrazione provvede] a pubblicare sul sito i dati, le informazioni o i documenti richiesti e a comunicare al richiedente l'avvenuta pubblicazione dello stesso, indicandogli il relativo collegamento ipertestuale”.

b) Rifiuto

Il caso di rifiuto dalla motivazione deve  risultare un preciso nesso di causalità tra l’accesso e il pregiudizio agli interessi considerati meritevoli di tutela.

c) L’accesso parziale

Se l’Ente ravvisa la sussistenza dei limiti all’ostensione soltanto per alcuni dati o alcune parti del documento richiesto, deve essere consentito l'accesso agli altri dati o alle altre parti, utilizzando la tecnica dell’oscuramento dei dati soggetti ai limiti  (cd. accesso parziale).

d) Il differimento

I limiti operano nell’arco temporale nel quale la tutela è giustificata in  relazione alla natura del dato, del documento o dell’informazione di cui è richiesto l’accesso.

Rimedi nel caso di rifiuto o mancata risposta da parte dell’amministrazione.

In caso di diniego totale o parziale dell’accesso o di mancata risposta entro il termine indicato dal comma 6 del d. lgs. n. 33/2013, il richiedente può presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e a quello della trasparenza, che, di norma, decidono congiuntamente con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni. 
È previsto che il Garante per la protezione dei dati personali sia sentito dal responsabile della prevenzione della corruzione nel caso di richiesta di riesame solo laddove l’accesso civico sia stato negato o differito per motivi attinenti la tutela della «protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» (art. 5-bis, comma 2, lett. a, d. lgs. n. 33/2013). In tali ipotesi, il Garante si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, durante i quali il termine per l’adozione del provvedimento da parte del responsabile della prevenzione della corruzione e di quello della trasparenza  o per la pronuncia del difensore civico sono sospesi.
La norma prevede che, laddove si tratti delle amministrazioni delle regioni o degli enti locali, il richiedente può presentare altresì ricorso al difensore civico competente per ambito territoriale; tale disposizione, allo stato attuale non è applicabile nella Regione Friuli Venezia Giulia, atteso che l’art. 12, comma 43 della L.R. n. 22/2010 ha eliminato la facoltà di previsione di istituti di difesa civica in relazione a ogni livello territoriale locale.
 La normativa prevede che si può impugnare la decisione dell’amministrazione competente o, in caso di richiesta di riesame, la decisione del responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, di fronte al Tribunale amministrativo regionale ai sensi dell’articolo 116 del Codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.
Ai sensi dell’art. 5, comma 8 del d.lgs. n. 33/2013, nei casi di accoglimento della richiesta di accesso, il controinteressato può presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, che decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni e presentare ricorso al difensore civico.

Nel caso in cui la richiesta di accesso civico riguardi dati, informazioni o documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi del decreto trasparenza, il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ha l'obbligo di effettuare la segnalazione di cui all'articolo 43, comma 5 del medesimo decreto.

PRIME INDICAZIONI PROCEDIMENTALI SULL’ACCESSO CIVICO SEMPLICE E GENERALIZZATO

La richiesta di accesso civico “semplice” o “generalizzato” è formulata attraverso i moduli  pubblicati sul sito internet dell’ente alla sezione “amministrazione trasparente/altri contenuti/accesso civico” e deve recare l’indicazione del Settore/servizio che detiene i dati/informazioni/documenti.

La predetta richiesta può essere presentata all’Ufficio Protocollo – URP con le seguenti modalità:
- tramite posta elettronica all’indirizzo: comune.gemona-del-friuli@halleypec.it, SEGNALANDO NELL’OGGETTO “ISTANZA DI ACCESSO CIVICO”;
- tramite posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo: comune.gemona-del-friuli@halleypec.it SEGNALANDO NELL’OGGETTO “ISTANZA DI ACCESSO CIVICO”;
- tramite posta ordinaria indirizzata al Comune di Gemona del Friuli – Ufficio Protocollo/URP SEGNALANDO ALL’ESTERNO DELLA BUSTA “ISTANZA DI ACCESSO CIVICO”;
- tramite fax indirizzato al Comune di Gemona del Friuli – Ufficio Protocollo/URP, al numero: 0432/971090, SEGNALANDO “ISTANZA DI ACCESSO CIVICO”;
- con consegna diretta presso l’Ufficio Protocollo/URP, SEGNALANDO NELLA BUSTA “ISTANZA DI ACCESSO CIVICO”.

La richiesta, in caso di presentazione per via telematica,  potrà essere sottoscritta dal richiedente con firma digitale, ovvero essere sottoscritta e presentata unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore. Nelle altre ipotesi, laddove la richiesta di accesso non sia sottoscritta dall’interessato in presenza del dipendente addetto, la stessa deve essere sottoscritta e presentata unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore.

L’ufficio protocollo/URP ha funzione di collettore delle richieste di accesso, fermo restando che il responsabile del relativo procedimento è il responsabile del settore che  detiene i dati/informazioni/documenti.

Nella presente sottosezione di II livello è pubblicato anche il REGISTRO DEGLI ACCESSI, ai sensi della determinazione 28 dicembre 2016, n. 1309 dell'ANAC  e della circolare n. 2/2017 del 30/05/2017 del Ministero per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione.

Data di aggiornamento: 29.08.2019